Appunti di viaggio (alta fedeltà)

Alta Fedeltà, di Stephen Frears

I negozi di dischi, che meraviglia. Ricordo con grande nostalgia i tempi in cui passavo tanto tempo a scartabellare tra le copertine dei dischi esposti alla ricerca di una rarità, dell’ultimo album di questo o quell’artista oppure semplicemente un disco da scegliere in base quasi esclusivamente alla copertina dell’album e al genere di appartenenza.

C’erano diversi tipi di negozio di dischi, tra cui:

quello che trovavi in qualsiasi città, grande o piccola, che vendeva solo dischi mainstream, stampati in italia (quasi sempre dalla Ricordi), difficilmente aveva roba più vecchia di 4-5 anni, a meno che non fosse stata ristampata, e nei quali era letteralmente impossibile trovare dischi di importazione o di un genere troppo underground.

il megastore, una specie di supermercato del disco in cui poter trovare qualsiasi genere, dal rock alla disco, dal jazz alla musica etnica, dal blues al punk. Di solito negozi giganteschi con diverse sale dedicate ai vari generi musicali. Buona scelta di album di produzione indipendente.

il negozio specializzato: spesso piccolo e oscuro, dedicato a un genere ben preciso o a una ristretto gruppo di generi, nel quale poter trovare, di quel genere musicale, anche l’impossibile.

L’immagine che ho scelto è tratta da Alta Fedeltà, il film tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby, con John Cusack e Frank Black. E non poteva essere diversamente, perchè nessun altro film, o romanzo, descrive così bene il mondo visto dalla prospettiva di un negozio di dischi. La scena che mi è rimasta in mente è quando il proprietario, John Cusack dice al suo collaboratore, Frank Black: “vuoi scommettere che ti vendo in pochi minuti almeno 5 copie dell’ultimo cd della Beta Band (gruppo pop-psichedelico scozzese della seconda metà degli anni 90)?” mette su il brano più accattivante dell’album e i discomaniaci che in quel momento stanno scartabellando tra le copertine dei dischi esposte, sentono la melodia, cominciano a battere il tempo con il piede oppure oscillando la testa, finchè uno di loro chiede: “chi sono questi?” “Beta Band, l’ultimo album appena pubblicato” e l’altro “ehi, mi piace, lo prendo” e altri seguono a ruota, e John Cusack vince la scommessa.

Il titolo me lo ha suggerito Xia Mary e l’ho preso al volo, non solo perchè mi piace ma anche perchè mi ricorda che ogni volta che in gioventù ho avuto l’occasione di visitare un’altra città, tra le altre cose non potevo esimermi dal cercare e visitare almeno un negozio di dischi del luogo.

E allora, scateniamoci con i nostri ricordi riguardo ai negozi di dischi della nostra gioventù, e non solo.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.